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| Narciso di Caravaggio |
"Un uomo che porta al collo una catena d'oro con una grande croce tempestata di gemme siede nel mio studio e mi parla delle sue conversazioni con Dio, del "reale significato" del cosmo e della verità profonda nascosta sotto tutte le apparenze. Chi ha la capacità di sintonizzarsi con l'universo, dice, scopre che esso è colmo di messaggi spirituali. Guardo la sua cartella clinica e vedo che soffre di epilessia del lobo temporale fin dalla prima adolescenza: fu allora che "Dio cominciò a parlargli". Le sue esperienze mistiche hanno qualcosa a che vedere con gli attacchi epilettici?
Un giovane sportivo che ha perso una braccio in un incidente motociclistico sente ancora muoversi in maniera molto distinta il "fantasma". Con l'arto mancante gesticola e "tocca" le cose, e riesce perfino a tendere la "mano" per "afferrare" una tazza di caffè. Se di colpo gli sottraggo l'oggetto, ha un fremito di dolore e grida: "Ahi! Non mi strappi la tazzina dalle dita!".
Un'infermiera accusa un serio disturbo: una grande area cieca nel campo visivo. Ma, con suo sgomento, all'interno della regione cieca le appaiono sovente dei cartoni animati. Quando, seduta di fronte a me, mi guarda, vede sulle mie ginocchia Bugs Bunny, Timoteo, o Beep Beep. Oppure le capita di contemplare versioni a fumetti delle persone in carne e ossa che conosce da sempre.
Una maestra che, in seguito a ictus, è rimasta paralizzata nel lato sinistro del corpo afferma che il suo braccio sinistro non è paralizzato. E a un certo punto, quando le chiedo di chi è il braccio steso sul letto accanto a lei, risponde: "Di mio fratello".
Una bibliotecaria di Filadelfia, colpita da un altro tipo di ictus, d'un tratto scoppia a ridere in maniera irrefrenabile, continua a sghignazzare per un'intera giornata e alla fine muore, letteralmente, dal ridere.
Arthur, un giovane rimasto gravemente ferito alla testa in un incidente
automobilistico, poco dopo la disgrazia ha la netta impressione che i suoi genitori siano stati sostituiti da "duplicati" fisicamente identici agli originali. Riconosce il loro volto, ma gli sembrano strani, ignoti. E trova un solo modo per spiegare la situazione: convincersi che il padre e la madre siano due impostori.
Queste persone non sono pazze e mandarle dallo psichiatra sarebbe una perdita di tempo. Semplicemente, hanno riportato lesioni cerebrali specifiche che producono cambiamenti del comportamento senza dubbio bizzarri, ma precisi e caratteristici. Odono voci, sentono arti mancanti, vedono cose che nessun altro vede, negano l'evidenza e fanno affermazioni assurde e singolari sugli altri esseri umani e sul mondo in cui tutti viviamo. Ma in genere sono lucide, razionali e non più matte di voi e me."
Questo piccolo stralcio fa parte del volume "La donna che morì dal ridere ealtre storie incredibili sui misteri della mente umana" i cui autori sono V. S. Ramachandran e Sandra Blakeslee.Il primo è professore di neuro scienza e psicologia e direttore del Brain Percepton Laboratory all'università di San Diego, California. Autore di oltre ottanta pubblicazioni scientifiche, ha curato una Encyclopedia of Human Behavior e collabora, fra l'altro, a "The New York Times", "National Geographic", "Time" e "Life". Sandra Blakeslee invece è giornalista scientifica di "New York Times", specializzata in campo neurologico, è già autrice di due libri, Second Changes e Good Marriage.
Il loro libro è un ottimo esempio di come tematiche scientifiche possano venire trattate in modo comprensibile anche a chi conosce in modo solo superficiale la materia e come possano interessare e coinvolgere il lettore che si rente conto di quanto, comportamenti incomprensibili, anomali e apparentemente "folli", siano da attribuirsi a fenomeni di tipo neurologico e non a disturbi psichiatrici.
Il più classico (in sé già conosciuto anche dai profani) dei fenomeni trattati nel volume è quello degli "arti fantasma", cioè di braccia o gambe amputate che vengono invece sentite dall'individuo come ancora esistenti. Dita che non esistono vengono sentite muoversi, afferrare oggetti, possono distendersi e contrarsi o addirittura provocare fortissimi dolori. Esistono, dice il neurologo indiano, alcune parti del cervello preposte alla sensibilità che a un certo punto "fanno confusione", cioè si attribuiscono per vicinanza, parti del corpo che in realtà non esistono più. Così può capitare che chi ha un arto paralizzato per un ictus non abbia coscienza della sua menomazione anche se vede il proprio braccio o la propria gamba inerti: certi fenomeni fisici, neurologicamente analizzabili entrano in stretta relazione anche con reazioni di tipo inconscio di freudiana memoria. Rimuovere qualcosa di sé che non si accetta è una classica reazione studiata dalla psicoanalisi, ma spesso non è disgiunta da alcune anomalie propriamente fisiologiche.
Proprio come terapia sperimentale a questo disturbo il professor Ramachandran utilizza una scatola dotata di specchio (o,in alternativa, uno specchio inclinato in modo opportuno) - Mirror Box - in grado di dare al soggetto l'impressione di vedere il proprio arto fantasma nell'immagine riflessa dell'arto sano. Questo nuovo e singolare tipo di trattamento sembra aver portato numerosi benefici ai pazienti affetti da paralisi o dolori all'arto illusorio.
Si è osservato che il fatto stesso di fornire un feedback visivo dell'arto in movimento sembra poter agire sui circuiti cerebrali tanto da variare la mappa corporea.
Se è possibile quindi anche suscitare in un individuo allergico ai fiori, un attacco d'asma solo alla vista di una rosa di plastica, capiamo quanto il "condizionamento" sia importante per il nostro cervello e come la "divisione tra mente e corpo non è forse altro che un artificio pedagogico utile ad ammaestrare gli studenti di medicina", ma non certo a comprendere la salute, le malattie e il comportamento umani. Da ciò si può dedurre (e la cosa è molto rassicurante) che se segnaliamo al nostro medico sintomi che lui considera risibili o assolutamente inventati, la colpa non sta in noi, ma nella sua scarsa competenza.
Ovunque, dentro e fuori, sopra e sotto,
Non vi è null'altro che una magica lanterna
Il cui lumino, nella gabbia, è il sole,
E intorno a cui noi, fantasmi, ci agitiamo.
OMAR KHAYYAM, Roba'iyyat


