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23/12/10

Olfatto e memoria


“… in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione di un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine.

Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’una essenza preziosa: o meglio questa essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch’era legata al sapore del tè e del biscotto, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla?(…)

E ad un tratto il ricordo m’è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray (giacché quel giorno non uscivo prima della messa), quando andavo a salutarla nella sua camera, la zia Léonie mi offriva dopo aver bagnato nel suo infuso di tè di tiglio. La vista del biscotto, prima di assaggiarlo, non m’aveva ricordato niente; forse perché avendone visti spesso, senza mangiarli, sui vassoi dei pasticcieri, la loro immagine aveva lasciato i giorni di Combray per unirsi ad altri giorni più recenti; forse perchè di quei ricordi così a lungo abbandonati fuori della memoria, niente sopravviveva, tutto s’era disgregato; le forme – anche quelle delle conchigliette di pasta, così grassamente sensuale, sotto la sua veste a pieghe severa e devota – erano abolite, o, sonnacchiose, avevano perduto la forza d’espansione che avrebbe loro permesso di raggiungere la coscienza.

Ma, quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenuti ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.”

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, vol 1, La strada di Swann, Torino Einaudi 1978


Ci sono sensi che creano un percorso interiore diverso: mentre l’odorato suscita forti emozioni e stima ricordi di eventi passati, o crea l’illusione di eventi e immaginazioni mai avvenute, il tatto al contrario è legata alla realtà dei fatti. Come diceva Braque, commentando la percezione spaziale con il tatto: “tattile è quello spazio che separa il soggetto dagli oggetti, mentre visivo è quello che stacca gli oggetti l’uno dall’altra.” E’ l’espressione della realtà che ci circonda, ancor più realistico della vista che è anche più soggetto a illusioni ottiche: è più frequente che un’immagine appare in un modo, anche se razionalmente conosciamo un dato di fatto diverso.

L’olfatto in più ci fa imboccare una strada ancora più in salito sulla via della percezione della realtà: i suoi recettori sono posizionati molto vicino ai centri di elaborazione cerebrali, che, come sostengono alcuni scienziati, porta anche ad un coinvolgimento più diretto degli stimoli esterni con minor filtri di attenuazione.

Forse una fortuna, che abbiamo perso durante il nostro grande percorso evolutivo molte delle caratteristiche che invece altri animali hanno ancora: una minore sensibilità ci rende anche più razionale e meno emotivo, come anche capace adattarci a condizioni ambientali tutt’altro che “ben odoranti”.