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22/12/10

Robot love: dove il tatto rende umano


In questo straordinario video, quasi da non credere che si tratti di una pubblicità per un rasoio, viene evidente la forza immaginaria che il tatto ha sul corpo umano, in modo particolare su quelle parti più sensibili come la mano o il viso. Un tocco effimero basta per suscitare sensazioni, tanto più sono sensuali tanto più diventano significativo per un desiderio nascente. Una visione romantica, che viene più evidente in quanto c’è il contrasto robot-uomo, il quale, da quando esiste la fantascienza, costituisce un limite invalicabile tra potere e desiderio. Il confine reale, cioè quello che segna la supremazia dell’essere vivente in confronto alla limitazione artificiale, che nella letteratura e nel cinema viene volutamente messa in discussione, viene segnato proprio dal desiderio, espresso per di più da emozioni. Il futuro, rappresentato dai più celebri film come Odissea 2001 di Stanley Kubrick, o il celebre romanzo Blade Runner di Philip Dick, viene spesso volentieri rappresentato proprio nel conflitto tra uomo e macchina, e le emozioni espresse dai sistemi artificiali crea lo sfondo di eventi drammatici. In una cornici più risolutiva come Io Robot di Isaac Asimov, regalandoci tra l’altra le 4 leggi robotiche, trova una conclusione nel rendere di fatto il robot capace a gestire le proprie emozioni e di prendere decisione per il bene di tutti.
Come sottolinea Evans, “queste storie devono in parte il loro effetto al fatto che la capacità di emozione viene spesso considerata una delle principali differenze tra gli uomini e le macchine. Ciò vale certamente per le macchine che conosciamo oggi. … L’essenza dell’emozione consiste nel comportarsi emotivamente piuttosto che nei circuiti (neurobiologici) che mediano quel comportamento. L’emozione è quello che fa. Secondo questa definizione, si potrebbe dire che un computer ha delle emozioni se si comporta in maniera emotiva.”

A rendere comprensibile agli altri lo stato emotivo proprio, gli animali e l’uomo assume un atteggiamento e soprattutto quando assumiamo espressioni facciali e vocali. Quindi, si può declinare immediatamente senza andare ulteriormente a confermare l’importanza del viso per la psicologia della percezione, che il viso è l’interfaccia comunicativa dell’emozione. Trasferito questo concetto su oggetto non animate come computer, elettrodomestici, automobili etc, porta alla attribuzione di un carattere all’oggetto tecnologico, che è frutto di una interpretazione della composizione dell’interfaccia: fanali aguzzi, o fanali tondi esprimono già in una macchina un certo carattere. E con questo i designer abili giocano quotidianamente.

Da questa tendenza quindi di rendere “umano” oggetti inanimate, è un passo piuttosto piccolo verso una più complessa attribuzione di “caratteristiche vitali”, quali emozioni, coscienza, carattere ad oggetti tendenzialmente pensanti come computer o robot. Quante volte ci si trova davanti ad un oggetto tecnologico a discutere un malfunzionamento, reclamando un comportamento orribile della macchina. In fondo però, va considerato che il malfunzionamento è nella maggior parte dei casi causato da un uso inconsapevole o inappropriato dell’utente.

Ma cosa rende davvero particolare la rappresentazione del film Robot love. Non è la semplice rappresentazione di un robot emotivo. Ancora qualche tempo, e microchip sofisticati saranno in grado di escogitare una serie di comportamenti attraverso la sequenza di movimento, colorazione o altro che possa rendere “reale” lo stato emotivo. Ma quello che rende una emozione davvero umana, è il fatto, come evidenzia proprio il filmato, che non basta simulare un comportamento emotivo, ma ci vorrebbe un sentimento vero basato sulla coscienza dell’individuo. Una emozione causa una reazione imprevedibile, legato ad un preciso momento, ed una precisa situazione. Pur gli stessi uomini, di fronte a situazioni simili reagiscono in modo diverso volta in volta. Tant’è vero che il morso sulla lingua con “se avessi fatto” è sinonimo della possibilità di cambiare reazione.

Le scene si svolgono all’interno di un’architettura organica, quasi come si trattasse dell’interno di cellule o fibre vegetali. Nel cuore della vita, un rifugio in un deserto dove vita non può esistere. E’ in questa cellula fertile che nasce questa relazione emotiva. E infine quello sguardo veloce, dopo il contatto fisico, che distrugge l’armonia e separa i due protagonisti, come se la vista fosse legata alla realtà, mentre il tatto al desiderio, al piacere. Ed è proprio così. E probabilmente, un’emozione artificiale, un sentimento delle macchine, potrà nascere solo attraverso la ricezione ed elaborazione sensoriale del tatto, assai più complesso che la trasmissione dei dati per la percezione visiva.