Due cartoni animati, che rappresentano il mondo postumano, presentano un oggetto piuttosto strano per un media che classicamente dovrebbe divertire. Uno proveniente dal mondo WD, “Wall-E” e l’altro già più “coerente”, se volgiamo, dal produttore Tim Burton: “9”.
Tuttavia, nonostante la loro collocazione, o forse proprio per questo, i due film trattano della speranza dopo l’era umana, che ha distrutto il mondo fino a fondo e reso assolutamente invivibile. In Wall-E, al contrario della maggior parte dei scenari fantascientifici, non è stato una guerra nucleare o un conflitto sterminatorio tra uomini e macchine, ma la resa velenosa dell’ambiente con l’accumulo di masse di immondizia (una Napoli potenziata al ennesima, se vogliamo …). Certamente una possibile fine del mondo, e le macchine vengono lasciati sulla terra per pulire e renderla nuovamente vivibile mentre l’umanità si ritira (per generazioni) in vacanza su una mega-nave spaziale aspettando che il mondo torni come prima.
Alcuni passaggi sono davvero interessante, e soltanto perché vestito da cartone non meno drammatico. La stessa evoluzione dell’uomo nello spazio è rappresentato in maniera verosimile: perdita della ossatura in assenza di gravità, obesità in assenza di adeguato movimento. Non manca ovviamente un riferimento a Hall 9000 di Stanley Kubrick: la macchina che ha il comando sulla nave non vuole tornare sulla terra per non perdere la sua funzione.
Ma infine è la macchina stessa, quella buona, resa umana, appunto Wall-E a portare la umanità indietro per far rinascere una nuova vita sulla terra che ha dato i primi segni di ripresa. E il suo movente è la forza eterna di tutti essere viventi: l’amore per Eve, robot femminile “bellissima” ( il nome sarà pura coincidenza …).
L’altro film, “9”, si colloca invece sulla più classica linea della fantascienza: la guerra tra uomini e macchine con inevitabile vittoria da parte delle superpotenti robot ed eliminazione della vita sulla terra. Ma al contrario di Terminator, dove per evidente mancanza di speranza, la realizzazione del film è con autori e robot computerizzati, nel cartone di Tim Burton c’è una speranza: lo stesso scienziato che ha creato il “cervello” della macchina che distruggerà l’umanità, “anima” bambole di stoffa con le sue stesse caratteristiche da scienziato e che contraddistinguono l’umanità: 9 bambole diverse, ognuno rappresenta una “virtù”: coraggio, curiosità, leadership e potere, mistificazione e intelligenza e altro. Non è la forza e potenza a vincere la battaglia finale, ma i valori “umani” rappresentati da esseri indifesi come bambole di stoffa.
La fine, come non può essere diverso, è la vittoria della vita, che dovrà ripartire proprio dall’inizio: dall’acqua che nutre la terra.
Una conclusione condivisa, potrebbe essere che la macchina stessa, da prima creato dall’uomo, porta all’inarrestabile distruzione del mondo e della natura, visto che l’uomo non è capace a frenare la sua voglia di scoprire e di esercitare potere su tutto. Ma, nella visione di queste due film, è la macchina stessa infine a tornare sulle orme dei valori, che sono caratteristiche della natura umana stessa: un comportamento sociale responsabile.