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05/01/11

Senza parole. Non servono


Credo che il titolo esprima questa convinzione guardando il filmato pubblicitario di Aveillan intitolato "5 senses" per un gelato. E' anche interessante osservare
che per esprimere appieno il coinvolgimento totale dei sensi, ci si debba servire di immagini della passione, dell’amore. Niente di nuovo, ma è sempre un piacere essere coinvolto nel guardare immagini carichi di emozioni, suoni, colori. Questo porta poi anche a sentire la resistenza del materiale, la sua superficie, l’odore che emanano le essenze come il cioccolato e la fragola, o ancora, la saliva che si sta formando trasportando lo zucchero sciolto alla bocca, virtualmente.


“Molti scienziati ritengono che i neuroni specchio giochino un ruolo importante nei fenomeni di apprendimento tramite imitazione e nel riconoscimento delle intenzioni che guidano le azioni altrui. I singoli neuroni specchio non sono stati osservati, per ora, negli essere umani, ma la risonanza magnetica ha dimostrato la presenza di aree che si attivano quando la persona svolge una certa azione, sia quando la persona vede la stessa azione svolta da altri. Queste aree sono state definite il sistema umano dei neuroni specchi.” 1)




L’osservazione di un azione, quindi, attiva un meccanismo di forte coinvolgimento favorendo l’apprendimento. Questo spiega probabilmente e in parte anche il grande vantaggio che l’uomo ha tratto dalla socializzazione e riunione in gruppi per la sua sopravvivenza. In campo della pubblicità e della comunicazione, evidentemente, questo potrà essere sfruttato maggiormente, visto che si possono osservare gli stessi coinvolgimenti a livello cerebrale in persone che vedono una scena e in persone che sono direttamente coinvolte nell’azione.
Cosa interessante da notare, dopo una più attenta osservazione, che esplicitamente vengono “citati” tutti i sensi coinvolti rappresentati da rispettivi di organi di senso. Poco romantico, ma tanto importante da capire.


Quindi, dopo aver visto il filmato, è normale se viene il forte desiderio di dare un morso ad un orecchio. Scusate, ad un gelato.

1)        Emily Anthes & Scientific American, Guida Rapida per cervelloni: La mente, Milano 2010

28/12/10

Ergonomia emozionale? La ricerca del coinvolgimento totale.


L’ergonomia, da come nasce nel 1949 attraverso la creazione della associazione del termine con gli interessi interdisciplinari di diversi ambiti scientifici intorno alla relazione uomo-macchina-ambiente, “è stata creata”, come sottolinea Jean-Claude Sperandio[i], “appositamente per non privilegiare nessuna delle discipline già esistenti e per riunire in una definizione unitaria tutti coloro che si occupavano, a diverso titolo, di studiare l’uomo al lavoro e i modi di organizzare il lavoro. Ecco il motivo per cui né gli psicologi, né i fisiologi, né i medici, né altre figure  possono considerare l’ergonomia un campo loro esclusivamente riservato.” Tant’è che negli anni a seguire, l’ergonomia da una parte si stacca per un certo verso da una più specializzata scienza del lavoro e dall’altra parte aumenta il suo campo di applicazione verso ambiti sempre più lontani dal vero posto di lavoro fisico. Ciò accade in quanto il lavoro stesso cambia in una società che si tecnologizza anche in ambito domestico e di tempo libero: il computer non è soltanto mezzo di comunicazione ed elaborazione dati legato ad una attività imprenditoriale, ma ricopre un sempre crescente spazio nella gestione degli affari domestici e soprattutto nell’intrattenimento.

Pertanto, anche quello che viene tradizionalmente definito “ergonomia cognitiva” vive una rivisitazione dei suoi contenuti e conseguentemente del suo significato, in quanto non è più solamente lo studio dell’usabilità, della capacità umana di prestare attenzione ai sistemi di controllo e la previsione di eventuali errori umani, legati a interfacce poco coinvolgenti o comunicanti.
Lo sconvolgimento arriva proprio dalla saturazione multimediale del mondo privato, tra cinema 3D e video game interattivi, dove una maggiore attenzione verso il fruitore ha creato parametri di paragone che difficilmente un prodotto come un programma di scrittura o di preventivazione economica possa soddisfare. L’utente oggi viene confrontato con un mondo virtuale avanzato, aumentato. Questo in funzione di una maggiore vendita di prodotto e fidelizzazione attraverso un meccanismo del “me too”, del tribal marketing. Cosa che i sistemi tradizionali di vendita, gestione e utilizzo non hanno ancora raggiunto.
Come sottolinea Francesca Tosi[ii], “la componente sensoriale e percettiva del rapporto tra individuo e il mondo che li circonda, costituisce una dei terreni privilegiati dell’ergonomia, i cui strumenti teorici e operativi traggono origine dagli “human factors” ossia della conoscenza sulle caratteristiche, le capacità e le esigenze degli individui …” In questo contesto si inseriscono i “new human factors, rivolti alla valutazione e al progetto della piacevolezza d’uso e delle qualità sensoriali ed emozionali del prodotto.”
Visto questa sua aggiornata definizione, l’ergonomia potrà contribuire attivamente allo sviluppo di un nuovo ambito di marketing più emozionale, interessandosi alle questioni di piacevolezza, emotività, sensorialità. Come è sua caratteristica, cioè di raccogliere e gestire informazioni provenienti da diverse aree disciplinare, forse questo aspetto così “umano” del nostro reagire trova un senso più profondo: gli studi neurofisiologici, gli studi di psicologia, ma anche psicoterapia, scienza di cultura e comportamento sociale contribuiscono ad una comprensione allargata di una interazione uomo-macchina maggiormente basata sull’coinvolgimento emozionale.


[i] Sperandio J.C., La psicologia in ergonomia, Bologna 1983, pag 13
[ii] Tosi F., L’approccio ergonomico allo studio e al progetto della qualità sensoriale, in Gussoni M., Parlangeli O., Tosi F., Ergonomia e progetto della qualità sensoriale, Milano, 2008, pag 43-44.