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10/04/11

I primi passi con il touch


Da poco mi sono comprato un nuovo telefono. Dopo che il vecchio ha fatto buon lavoro per “soli “ due anni (il che mi ha stupito visto che era un Nokia, ma iniziavano a saltare i tasti e senza si fa fatica a scrivere gli SMS), la scelta è caduto su un touch.
Come potevo anche non farlo. Pure il sito prende riferimento a questo mondo del tutto “touchato” ("taciato"), un mondo reso possibile senza riscontro per le dita. E così, in questi giorni inizio a prendere confidenza. Deve poter telefonare, di principio, e poter inviare i SMS, cioè cose che il vecchio facevo egregiamente. Ma cautamente, mi sono detto, non parto come al solito in “quarta” senza degnare al manuale d’istruzione uno sguardo. Pensavo fosse invece intelligente, in modo da poter sfruttare tutte quelle applicazioni finora sconosciuti a me.

La lettura ha rilevato che era piuttosto necessario proprio per poter fare le cose più semplici. E’ come salire su una nuova auto, e, ma guarda un po’, il comando della freccia non è più al suo posto, forse non è nemmeno più un esile elementi, ma un “semplice” comando vocale: “girare a sinistra”. Interessante, senz’altro, e le potenzialità ci sono. Peccato, che queste nuove tecnologie perdono molto della loro intuizione da parte dell'utente, persino tutto il bagaglio d’esperienza accumulata con l’uso del cellulare “primitivo”. E con le bestemmie, l’auto non mette la freccia.
Ho chiamato il centro che mi da info sul saldo di traffico disponibile. Dopo la (inevitabile) pubblicità, la voce diceva: “per conoscere il tuo credito. prema 1”. Niente di più semplice. Tolgo il telefono dall’orecchio … ma non c’è nessun 1 sul touch. Quindi?


Per ogni cosa che fai devi guardare. Ogni tasto, deve essere premuto con grande precisione, ma c’è la fai solo guardando. Prima? Tenendolo nascosto sotto una coperta, si poteva inviare romanzi interi. E con milioni di applicazioni, il telefono è diventato un centro di intrattenimento, collegato al mondo ovunque. Persino la fotocamera fa diretta concorrenza a quelle macchine digitali con tanto di megapixel da far paura.
Ti perdi. Su uno scherma che è grande come il palmo della mano, c’è una profondità di informazioni, collegamenti, suoni e filmati inaspettata. E se ti sei perso camminando, metti l’indirizzo e il cellulare diventa GPS. Ma se mi sono perso nel telefono, chi mi tira fuori?


La sensazione, per la verità, di usare questa interfaccia non è tra le più rassicuranti. Ho la sensazione di perdere il contatto con quello che sto facendo, come battere su un tavolo dove sono segnati i tasti, o suonare pianoforte sul tavolo senza poter premere con la necessaria forza. Il feedback sonora di un beep elettronico non è la stessa cosa del feedback fisico del tasto premuto.

20/03/11

Interfacce per nani e giganti: Accessibilità alle casse automatiche

Il pagamento del ticket all’ospedale è diventato un evento tecnologico: al posto della lunga fila davanti ad uno sportello con operatore, la fila si è spostato davanti ad una cassa automatica con schermo touchscreen e pagamento self, cioè l’utente di deve arrangiare, con una fila altrettanto lunga. L’idea che l’automazione diminuisca l’attesa davanti ad uno sportello è pura immaginazione, a volte l’attesa è più lunga.
La macchina osservata e usata in se per se non è difficile da comprendere e l’interfaccia touch, a patto che funzioni dopo un numero non contabile di “touch”, aiuta a procedere con l’operazione. Un alternativa per persone con problemi di vista non c’è, ma evidentemente non costituiscono una clientela negli ospedali (?!?!).
Ma a guardare meglio, e poi ad usare la macchina, ci si accorge che il progettista di questo congegno è stato poco attento alle questioni antropometriche. Le istruzioni di uso affissi sul frontale sono ad altezza ginocchio, e per leggere bisognerebbe piegarsi in avanti o inginocchiarsi. Poi le “bocche” di inserimento carta bancomat e banconote sono simili, e per complicare la scelta, sono stati posizionati vicinissimi uno sopra l’altro con il rischio di inserire la carta o banconota nella fessura sbagliata.
Una volta terminata il pagamento, la macchina dà il resto: all’altezza di ca. 40 cm da terra. Di accessibilità non c’è traccia in questo oggetto pensata per un utenza ampliata e di ogni genere.
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Per continuare a leggere altri casi e qualche proposta, vai qui:
http://www.virtualtouchdesign.com/index.php?option=com_content&view=article&id=218:interfacce-per-nani-e-giganti-accessibilita-alle-casse-automatiche&catid=71:inclusive-design&Itemid=80