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23/12/10

L’esperienza sensoriale del mondo sconosciuto: la scoperta di Helen Keller

"Noi tutti, vedenti e non vedenti, ci differenziamo gli uni dagli altri non per i nostri sensi, ma nell'uso che ne facciamo, nell'immaginazione e nel coraggio con cui cerchiamo la conoscenza al di là dei sensi."

Helen Keller, The five-sensed world, 1910


Nella vita di Helen Keller (1880-1968), resa famosa di essere la prima persona sordo cieca ad essersi laureata nonostante le sue grandi difficoltà di percepire e interpretare il mondo. Rimando al sito http://it.wikipedia.org/wiki/Helen_Keller per la avvincente lettura della sua storia, che viene citata in molti testi sulla percezione e esplorazione tattile da parte di persone non vedenti.




Il film “The Miracle Worker”, (italiano: Anna dei miracoli, 1962) che racconta la storia della sua insegnante Anna Sullivan, anch’essa parzialmente cieca, culmina nella scoperta di Helen della sensazione di capire cos’è acqua. Una scoperta fatta, in esclusività possiamo soffermare, dal senso del tatto, dato che non sente il rumore e non vede lo scorrere dell’acqua. Ma l’impatto è così forte, che anche questa ragazza, fino a quel momento solamente viziata da genitori completamente privo di speranza di riuscire a educare la figlia, si rende conto che l’ambiente è fatto di materia, di sensazioni, e probabilmente di emozioni. Da lì parte un lungo percorso di conoscere il mondo, e di conquistarlo in maniera davvero sconvolgente.

Questo evento conferma una frase chiave nel pensiero kantiano di una antropologia dal punto di vista pragmatico: “La mano è la finestra della mente”.
Le immagini parlano da solo, e si può solo immaginare la curiosità con la quale si apre la finestra al mondo, attraverso il tatto.

Nel libro “Storia naturale dell’occhio” il giornalista Simon Ings “utilizza” la sensibilità tattile di Helen Keller per descrivere i vari punti salienti che creano la differenza tra percezione tattile e percezione visiva. La distanza con la quale vengono colte dettagli di una statua sono rilevanti nel descrivere le differenza tra i due sensi: è evidente che la vista riesce cogliere cose senza dover essere in contatto diretto con l’oggetto. Anzi, troppo vicino fa perdere anche la capacità di interpretare correttamente l’oggetto, concentrandosi su un dettagli, su una piccola parte di superficie illuminata. Quindi, possiamo affermare, che la vista necessità per certi versi proprio la distanza per cogliere le informazioni corrette di un oggetto o uno spazio. Al contrario il tatto: solo la vicinanza, il tocco rende percepibile l’esperienza sensoriale. Ma, contrariamente il “tastare attivo” riesce ad esplorare e generare un “immagine” cerebrale dell’oggetto intero senza dover girare intorno. Come fa notare Ings, la vista è limitato in questo senso.

La vista fa percepire il colore, ma non il peso e il calore di un oggetto. La texture infine di una superficie viene percepita al livello della vista, ma solo esclusivamente sull’esperienza di una superficie simile precedentemente esplorata tattilmente.