Nella rivista Newton di questo gennaio, viene trattato il tema della “scienza della vita”, e in vari articoli si elabora una serie di elementi in modo particolare sul tema dell’”diventare ed essere madre”, dalla fecondazione al parto, fino alla gestione del figlio davanti al computer nel mondo di internet.
Nell’ambito dei temi trattate in questo blog è particolarmente interessante il primo di questi articoli che racchiude efficacemente i vari “livelli” di fecondazione oggi possibili e praticati, e quali possibili progressi può fare la scienza in questo ambito. Alla fine della lettura, la visione di Matrix impossessa il lettore, con la nascita di un essere umano all’interno di un incubatore artificiale…
![]() |
| Matrix |
A fianco ad una serie di possibilità, più o meno gravante su un piano evoluzionistico e quindi relativamente invasivo nella selezione naturale (la quale, come giustamente afferma l’inchiesta, è già fortemente compromesso dai progressi della medicina), ci troviamo anche ad affrontare una scienza che studia la possibilità di generare (con cellule staminali) una fecondazione e crescita embrionale ectopica (quindi al di fuori del corpo). La questione della clonazione è uno dei tanti campi aperti da dover essere risposta. In fondo, la selezione naturale si genera e viene gestito soprattutto attraverso il mescolamento del patrimonio genetico tra individui diversi. Con la creazione di essere viventi in un modo artificiale e sintetico, non determina più un arricchimento, ma semplicemente di un impoverimento: perché qualsiasi elemento biologico non viene più “controllato” da un continuo “refresh”, ma si amplia semplicemente nella sua parzialità evolutiva mantenendo anche elementi “insane”.
Ma la possibilità di esternare la maternità ad un livello “macchina”, la questione diventa anche una questione socio-culturale. Al momento, il divario tra uomo e mondo animale, come descrive molto bene Hall nel suo importantissimo libro “La dimensione nascosta” del lontano 1963, non è ancora così grande come potrebbe sembrare:
“Come antropologo mi sono abituato a tornare all’origine, per far emergere il sostrato biologico da cui sorgono determinati aspetti del comportamento umano. Con questo tipo di approccio si mette bene in risalto che l’uomo, proprio come gli altri membri del regno animale è da principio, poi e sempre, prigioniero del proprio organismo biologico. Il fossato che lo separa dal resto del regno animale non è affatto così largo come generalmente si crede. La maggior parte delle cose che noi apprendiamo sugli animali e sugli intricati meccanismi di adattamento che l’evoluzione ha prodotto e i più pertinenti di questi studi aprono la strada alla soluzioni di alcuni dei più difficili problemi umani.”[1]
Invece, la ricerca sui sacchi sintetici nelle quali può crescere un feto al di là di qualsiasi connessione biologico e affettivo, in un mondo virtuale vero e proprio (perché cosa mai potrà significare il tocco di un sacco sintetico, un elemento gommoso e un ambiente riscaldato perfettamente alla temperatura ideale, senza virus e assolutamente sterile, all’interno di un liquido chimico con tanto di antiossidante E330…).
“Una volta superate le difficoltà tecniche, l’embrione potrà essere inserito in un utero artificiale che lo accoglierà dall’impianto fino alla sua nascita.” Utilizzando materiale biologico indistinto, sarà poi anche possibile “una gestazione per maschi. E non solo, perché, utilizzando lo sguardo lungo dell’evoluzione, a quel punto la differenza fra i sessi si rivelerebbe insignificante, fenomeno per altro già presente in molte specie viventi. La cultura è uno strumento che agisce sulle sorti della nostra specie. …” [2]
Rimanere con una visione “positiva”, ottimistica e entusiasmante per il futuro del mondo antropizzato a fronte di una serie di scenari cupi e preoccupanti come questi, è davvero difficile. Tuttavia, gli scenari sono molteplici, i possibili sviluppi sono poco prevedibili in quanto una scoperta innesca necessariamente una serie di altri ricerche e approfondimenti. E la curiosità è una delle caratteristiche umane più spiccate, sfoggiando in un espressione culturale anche senza ritorno.
“Sebbene il pubblico sia stato consapevole, dopo Hiroshima, della necessità di cerca di capire le implicazioni delle nuove scoperte scientifiche, i campanelli di allarme hanno cominciato a squillare in modo assordante soltanto negli ultimi decenni dello scorso secolo. I cibi geneticamente modificati, la malattia della mucca pazza e la telefonia mobile che rimescola il cervello hanno spinto perfino la maggior parte degli oppositori della tecnologia, solito a comportarsi come gli struzzi, a porsi interrogativi su quello che stava accadendo nella remota e rarefatta stratosfera dei laboratori scientifici.”[3]
Esaminando una serie di soluzioni alternative sul percorso futuro dell’umanità, Erik Newth scrive:
“Nel futuro può accadere di tutto, nel bene e nel male. Questo libro non parla di come sarà il futuro, perché questo non lo può sapere nessuno, ma di come lo immaginano gli scienziati, i pensatori e gli scrittori. Risulterà presto chiari che quello qui descritto non è un determinato futuro. Ci sono infatti molti futuri possibili.”[4]
![]() |
| Matrix |
Rimane indubbiamente a noi la decisione quale futuro scegliere, a patto che le cose siano così chiare fin dall’inizio sul nascere di una nuova idea. La responsabilità, con cui gli scienziato oggi devono affrontare una serie di temi sono ben più gravi che non qualche centinaia di anni fa, quando la scienza serviva in primo luogo a conoscere l’uomo, la sua natura e fisiologia per salvare le vite. Oggi si è passato il confine dal “curare medico” all’intervento chirurgico per modificare ciò che è la parte naturale dell’uomo fino alla sua reinvenzione nella provetta del laboratorio di bioingegneria.
E così, la visione piuttosto macabra e buia di Frankenstein, sovrasta questa idea del voler creare un uomo al di fuori dei canoni biologici aspettando gli identici fallimenti di Victor: la domanda da rispondere sarà proprio la stessa “perché sono diverso?”. E la risposta “Perché non sei nato dalla madre, ma dalla macchina” non darà ne soddisfazione e contentezza, amore e emozione per una vita serena. Ne sono convinto.
![]() |
| Frankenstein, 1831 |

















